Racconti dei volontari

15/04/2022

Zhanna, la fuga da Kiev per assistere i bambini malati

24 FEBBRAIO: IL GIORNO CHE HA CAMBIATO TUTTO

A svegliare Zhanna, nella sua casa a nord di Kiev lo scorso 24 febbraio sono stati alcuni suoni strani. Accorsa sul pianerottolo di casa, con i vicini decide di rifugiarsi prima in cortile poi nel rifugio sotterraneo del palazzo. All’inizio c’era incredulità e la convinzione che i russi volessero solo bombardare per spaventare la gente. “Nessuno si aspettava quello che vediamo adesso” racconta in un’intervista alla rivista Adkronos. Il giorno dopo Zhanna con la sua migliore amica raggiunge i parenti in una casa in campagna diventata rifugio per moltissime persone, tra cui adulti, bambini, cani gatti e persino un pappagallo. Dopo tre giorni, Zhanna ritorna a Kiev. La città è cambiata. Cominciano a vedersi carri armati, sempre più posti di blocco e le persone cominciano a partire. Decide di farlo anche lei, il 4 marzo, con donne mai viste prima: una 68enne, sposata con un italiano, e un’anziana accompagnata dalla figlia che, fino al giorno della partenza, era ricoverata all’ospedale cardiologico di Kiev. Il loro obiettivo è raggiungere Leopoli ma per ben 4 volte non riescono a prendere il treno perché la stazione è affollata. Sconfortate decidono di pregare convinte che ormai bisognerà aspettare l’indomani. Ma, all’improvviso, viene annunciato un treno non previsto proprio sul binario dove si trovano. Per tutto il viaggio che la porta in Italia, Zhanna trova conforto nella fede.


L’INCONTRO CON FONDAZIONE RONALD

La solidarietà, si sa, fa rete ed è così che, attraverso La Fondazione di Comunità Bresciana, il nostro direttore generale, Maria Chiara Roti, scesa in campo fin dall’inizio per l’emergenza ucraina, viene a conoscere la storia di Zhanna. Dopo il colloquio in cui come dice “è la prima volta che mi sento dire sono una profuga di guerra” decide di assumerla. Zhanna, che fino a un mese fa a Kiev era manager in un'azienda internazionale di allestimento fiere, dal 22 marzo è mediatrice culturale ucraina per i nuclei familiari ospiti in Casa Ronald Palidoro dove si fa chiamare Gianna, nella versione italianizzata del suo nome. Nonostante il dolore e il desiderio di fare ritorno nel suo paese ci dice:
"Io continuo a ripetermi che in caso di guerra, ma anche di altri disastri, la prima cosa da fare è riconoscere la situazione e avere la forza di andare avanti, perché è inutile stare a piangere su un passato, in cui non si può tornare. Dobbiamo vivere nel presente e pensare a come dare il nostro meglio per non far ripetere queste cose, che nel XXI secolo non dovrebbero mai succedere."
Le sue parole e la sua storia sono illuminanti e donano speranza in un periodo difficile non solo per l’Ucraina ma per noi tutti! Grazie Gianna! Benvenuta a Casa!

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