Racconti dei volontari

26/02/2020

Bruna, la nostra volontaria

Storia di Bruna, volontaria di Casa Ronald Roma Bellosguardo

BRUNA, LA NOSTRA VOLONTARIA
Storia di Bruna, volontaria di Casa Ronald Roma Bellosguardo.

In Casa quasi per caso
Sono venuta a conoscenza dell’esistenza di Casa Ronald Bellosguardo grazie a una mia amica. Non mi ero mai approcciata al volontariato ma la voglia di fare qualcosa per gli altri e mettermi alla prova mi ha spinto ad avvicinarmi a questo mondo. Devo dire la verità, quando sono andata per la prima volta nella Casa mi ero preparata al peggio, mi aspettavo di trovare molta sofferenza e dolore. Ma con mia grande sorpresa, ho visto tutt’altro.

Un ambiente diverso: felice
C’erano bambini che giocavano tra loro e con i loro genitori, mamme che cucinavano insieme e papà che guardavano insieme le partite di calcio in tv. Si respirava un’aria tranquilla, serena e gioiosa nonostante Casa Ronald ospiti famiglie con bambini che devono affrontare una malattia. È proprio qui che ti rendi conto che siamo tutti uguali perché nonostante ci siano famiglie di diversa cultura e origine, reagiscono tutti allo stesso modo: con una grande forza d’animo. Vedere con i miei occhi il loro modo di affrontare queste situazioni è stato un grande insegnamento di vita, perché impari che basta anche un semplice sorriso per sconfiggere la paura e trovare il coraggio di andare avanti.

I valori della vita
I genitori nonostante siano consapevoli della condizione dei loro figli, insegnano comunque loro l’educazione e il rispetto. Anche se conoscono l’incertezza del futuro dei loro piccoli, cercano in tutti i modi di infondergli i valori fondamentali per diventare grandi uomini e grandi donne. Ho questo ricordo di Antonella, la mamma di Nerea, che nonostante le continue terapie aggressive della figlia riusciva comunque a dirle di “no” e a non assecondare sempre la piccola. Dev’essere molto difficile per un genitore comportarsi normalmente come se il figlio non avesse problemi, perché a volte magari vorrebbe alleviare il suo dolore con qualche permesso in più e qualche “no” in meno.

Mia e il suo sogno
I bambini sono una vera forza della natura. Anche se inevitabilmente maturano molto con quello che devono affrontare, restano comunque bambini. Mi ha colpito tantissimo la storia di Mia, una bambina di appena undici anni. Un giorno le chiesi cosa volesse fare da grande e lei rispose “Il dottore, perché voglio aiutare gli altri a guarire come stanno facendo i dottori con me”. Nonostante fosse una bambina che faceva origami, cantava le canzoni di Frozen e giocava con i puzzle, aveva già capito che tutto il dolore che provava durante le terapie le stava salvando la vita. Fino a quel momento avevo sempre pensato che un bambino scappasse davanti al dolore e invece Mia mi ha insegnato che bisogna restare e combatterlo. A qualunque età.

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